IL SIGNIFICATO
DELL'EUCARISTIA

“O salutaris ostia…” ma che cos’è l’ostia, quella particola sottile, rotonda, fatta di farina e acqua che il sacerdote ti mette in bocca, o sulla mano e che tu devi accogliere in te? Rricordo che da giovinetta si poteva ricevere dopo un lungo digiuno, non si poteva toccare con le mani, non si doveva accostare ai denti; c’erano delle prescrizioni molto rigide...


L'ANNO DELL'EUCARESTIA

IL SIGNIFICATO
DELL'EUCARISTIA


di MARIA LETIZIA BUCCI MIRRI


“O salutaris ostia…” ma che cos’è l’ostia, quella particola sottile, rotonda, fatta di farina e acqua che il sacerdote ti mette in bocca, o sulla mano e che tu devi accogliere in te? Rricordo che da giovinetta si poteva ricevere dopo un lungo digiuno, non si poteva toccare con le mani, non si doveva accostare ai denti; c’erano delle prescrizioni molto rigide. Adesso si può prendere in mano per introdurla in bocca, il digiuno è ridotto come tempo; il significato è sempre lo stesso: è Gesù Ostia che si riceve. E qui molti pensieri e riflessioni si affollano alla mente: ne siamo degni? Le promesse fatte nella confessione di non ricadere nel peccato…durano poco. Il nuovo giorno riporta con sé nuove cadute. Le nostre forze sono meschine, la nostra fede è baluginante. Eppure l’attrattiva di Gesù Ostia è così forte che la luce della speranza non si spenge mai. Si arriva a momenti di crepuscolo…ma non si resta mai al buio. I grandi mistici, i santi tutti hanno sempre ricevuto un forte rinvigorimento dall’Eucaristia. S. Margherita da Cortona, dopo la Comunione cadeva in estasi per il contatto con Gesù. Nella Legenda si racconta che ..”il primo giorno del mese di maggio quando fece ingresso nella terza cella, quella in cima al colle vicino alla chiesetta di S. Basilio, la Santa chiese al parroco la Comunione. Ser Giunta al mattino prese la pisside delle ostie non consacrate e la portò a lei pensando di portarle il Corpo di Cristo. Questo accadde a causa di fattucchiere che rubavano il Corpo di Cristo dalla chiesa. La serva di Dio Margherita, non avvertendo, nel fare la Comunione , le consuete dolcezze, piangeva le sue colpe. Ma Gesù stesso rivelò a Margherita che non aveva ricevuto il suo Corpo per dimenticanza del frate…il quale, imbarazzato, subito dopo la comunicò, dandole tanta consolazione…”. I santi hanno di questi privilegi. I comuni mortali spesso…accolgono Cristo…tiepidamente, con indifferenza. Ma il richiamo resta alto. L’animo “da fattucchiera” che spesso si annida nella persona spinge alla tentazione o di rubare il Corpo di Cristo per finalizzarlo ad altre mire, o di disprezzarlo…ma…non ci si può prendere gioco di Dio. (Nolite errare. Deus non inridetur Gal 6,7). Quando la fede si oscura, Dio si manifesta in maniera prodigiosa. “Chissà se è vero che questo dischetto bianco è il corpo di Cristo!” Così deve aver pensato il monaco basiliano di Lanciano, nell’VIII secolo, mentre celebrava l’Eucaristia: e si ritrovò in mano un pezzo di cuore sanguinante. Era veramente il Corpo di Cristo! Questo miracolo eucaristico di Lanciano è il primo di una lunga serie: se ne contano più di sessanta, in tutte le parti del mondo. So bene che la Chiesa tiene in minor conto i miracoli rispetto alla parola rivelata, ma per i poveri mortali afflitti il “miracolo” è un segno forte, incoraggiante, innesta una speranza segreta di riceverne uno…magari richiesto a comando. Invece accade spontaneamente, sconvolge singole persone tiepide, ne conduce alla fede molte altre, fa meditare e riflettere su quello che è il punto centrale della fede cristiana: la verità di un Dio che si fa presente in un pezzo di pane, che diventa cibo e bevanda. L’Ostia custodita nel tabernacolo è cibo del divino banchetto della Messa. Nel mondo c’è molta fame di pane, ma ancor più di Dio. Soprattutto ora che siamo ridotti un popolo di battezzati non praticanti, di fedeli che si trascinano stancamente, pervasi da una generale ignoranza religiosa, e magari si tenta di riempire i vuoti coi falsi valori “deificati” come “l’amore” per i cani abbandonati, l’idolo della “pace” non supportata da validi sensi, facciamo gli adoratori della “natura”! Torniamo a cibarci del vero cibo! Torniamo a Cristo! Quante manifestazioni ha saputo darci! Da quella citata di Lanciano, non potendo certo citarle tutte, mi incantano alcune altre, più o meno famose. Nel 1263 un sacerdote molto dubitava sul sacramento dell’Eucaristia e supplicava Dio che si degnasse di mostrargli un qualche segno che gli rimovesse dall’anima ogni dubbio. Va in visita a S. Pietro e nel viaggio di ritorno si ferma a Bolsena per celebrare la Messa. Durante la celebrazione l’ostia diventa carne e sangue e macchia il corporale. Quanto più il sacerdote sbalordito cercava di nascondere il miracolo, tanto più quello diventava manifesto al popolo. Il poveretto chiese perdono a Cristo, si recò dal papa per narrare il fatto straordinario. Il Papa ordinò che l’ostia e il corporale fossero portati a Orvieto in processione alla quale partecipò lui stesso. La sacra Ostia fu depositata nella chiesa di S. Maria Prisca. Sull’area di questa chiesa fu edificato il famoso Duomo d’Orvieto, dove si possono ancora venerare le testimonianze di questo miracolo. Un altro caso: questo è di grave offesa resa all’ostia consacrata. Nel 1453 nei pressi di Torino l’esercito piemontese di Ludovico di Savoia giunto a Exilles saccheggia la chiesa del paese rubando gli arredi sacri e l’ostensorio. La refurtiva, chiusa in un sacco, è caricata su di un mulo. Il mulo cade, si apre il sacco, si vede il contenuto rubato. In piazza del grano presso la chiesa di S. Silvestro dal sacco sale in alto l’ostensorio al di sopra delle case, circondato da vivissimi raggi di luce. Nella piazza c’è don Bartolomeo Coccòno che allibito vedendo la scena va ad avvisare il vescovo. Questo arriva, con seguito di popolo, tenendo in mano un calice, mentre tutti si prostrano in adorazione. L’ostensorio si apre, lascia libera l’ostia che scende piano piano nel calice. In processione viene portata nella chiesa di S. Giovanni. Qui fu tenuta per molti anni, poi fu dato ordine di consumarla. In questo luogo fu costruita la chiesa del Corpus Domini. A Patierno, nella diocesi di Napoli, nel 1772 vengono rubate delle ostie nella chiesa di S. Pietro. Profanato il tabernacolo, rubate due pissidi piene di ostie consacrate. Circa un mese dopo un giovane della zona, Giuseppe Orefice, a sera tornando a casa, vede sparse per la campagna occhieggiare qua e là tante luci. Il giovane racconta il fatto, altra gente vede il fenomeno, in molti si recano nel luogo e scoprono che sono le sacre ostie gettate via dai ladri. Vengono recuperate, e in processione portate in chiesa. Giuseppe Bozzetti, uno dei primi allievi di don Bosco, si trovava al suo fianco quando il santo stava dando la Comunione ai suoi ragazzi: erano circa trecento, mentre nel calice vide solo otto ostie. Ma appena cominciò a distribuire le particole esse crebbero, aumentarono a dismisura e nessuno restò senza. Una vera e propria ripetizione del miracolo di Gesù! Nell’ultima cena Gesù ci lascia la speranza dell’ultimo ed eterno banchetto, quello del regno dei cieli. “Io vi dico che da ora io non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò di nuovo con voi nel Regno del Padre mio” (Mt. 26,29). Anche il regno dei cieli è descritto con scene di banchetto. La parabola dei convitati, che non rispondono all’invito del padrone, è molto significativa. Il padrone manda i servi a invitare tutti quelli che trovano per la strada: “Perché vi dico: nessuno di quegli uomini che erano invitati assaggerà la mia cena”. Chi rifiuta il messaggio della salvezza non potrà partecipare all’Eucaristia celeste.

Anno III n.1, gennaio/febbraio 2005


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