EUROPA: RADICI E IDENTITÀ
Dentro un mondo che qualcuno torna a definire bipolare, come ai tempi di USA e URSS - solo che oggi i campi di battaglia sono fluidi e non esattamente delimitabili: la lotta al terrorismo non coinvolge due diversi blocchi geografici - esiste un'entità di cui resta difficile stabilire l'identikit e il ruolo, malgrado abbia un nome riconoscibilissimo: Unione Europea.


EUROPA CRISTIANA

EUROPA: RADICI E IDENTITÀ

di FRANCO CARDINI


Intervista di GIULIO LIZZI


Dentro un mondo che qualcuno torna a definire bipolare, come ai tempi di USA e URSS - solo che oggi i campi di battaglia sono fluidi e non esattamente delimitabili: la lotta al terrorismo non coinvolge due diversi blocchi geografici - esiste un'entità di cui resta difficile stabilire l'identikit e il ruolo, malgrado abbia un nome riconoscibilissimo: Unione Europea. Per ora questa entità si definisce soprattutto in base alla condivisione di un'unica moneta. Per ora questa entità si definisce soprattutto in base alla condivisione di un'unica moneta, l'euro, ma attende ancora di diventare un protagonista anche politico e diplomatico del pianeta. Cosa che per il momento non sta avvenendo. Di chi è la colpa? Ed è possibile rilanciare il processo europeo, rifondarne un'identità che non sia fragile e sfuocata? Lo abbiamo chiesto al noto medievalista Franco Cardini.

Professor Cardini, oggi la questione europea è al centro di un forte scontro ideologico: come si può secondo lei sottrarre questa che è una questione storica e culturale a questo scontro che la inquina?
Purtroppo il problema è che l’Europa non è centrale in questo scontro ideologico. Perché se l’Europa fosse veramente accettata in buona fede da tutti i co-protagonisti di questo scontro come l’oggetto centrale di cui trattare, allora veramente il gioco varrebbe la candela di accettare i termini dello scontro e combattere. Ma in realtà il problema è forse ancora peggiore di come sembra: l’Europa oggi è al centro di una pluralità di progetti di distruzione. Io non credo nel grande complotto universale, però sono uno storico e so bene che i vari centri di potere – i poteri forti, come si dice oggi – che sono sparsi nel mondo e che sono moltissimi e che, vorrei sottolinearlo, non coincidono quasi mai con i poteri politici, vedono la prospettiva dell’Europa unita come una pietra d’inciampo. La prospettiva di un paese che potrebbe porsi a mediatore tra un Occidente “a testa americana” e il resto del mondo.

Vuol dire che l’Europa non è assimilabile all’Occidente?
Si potrebbe rispondere con le parole di Giovanni Paolo II, secondo cui in realtà l’Europa non si può disciogliere nel concetto di Occidente: l’Europa è qualcosa di diverso e di molto più complesso rispetto all’Occidente. I polacchi, gli ucraini o i rumeni, tanto per fare un esempio, pur assumendo spesso posizioni politiche filooccidentali e filoatlantiste, non si sentono occidentali, bensì qualcosa di diverso, e lo stesso può dirsi per i tedeschi e le genti della Mitteleuropa. L’Europa è una sintesi culturale storica molto più complessa; naturalmente dinamica, che va costruita.

In che senso l’Europa potrebbe assumere un ruolo di mediazione?
Mi riferisco a un modello di Europa unita che potesse mediare fra il mondo occidentale e tecnologico, individualistico e liberal-democratico – che è il mondo delle lobbies multinazionali che governano dal punto di vista economico, finanziario e tecnologico il mondo – e il resto del pianeta, popolato da quei 4 miliardi di uomini e donne che oggi sono vittime della povertà, molto spesso della fame e del sottosviluppo, e che quindi sono preda di facili ideologie distruttive come quelle che promanano dai fondamentalismi islamici, che giustificano il terrorismo e che grazie a Dio non coincidono affatto con l’Islam, che è ben altra cosa. Sarebbe poco gradita un’Europa che facesse da mediazione in questo contesto, un’Europa che fosse forte e autorevole non soltanto nella veste di Eurolandia, come titolare di una moneta forte, ma anche politicamente, diplomaticamente, culturalmente. Anche militarmente, ed è giusto ricordarlo. Un’Europa che sia anche titolare di una legittima autonomia militare, oggi inesistente. La difesa dell’Europa è affidata alla Nato e alle basi americane che costellano il suo territorio, il che vuol dire che noi non abbiamo un’autonomia militare; perché le basi della Nato non dipendono dall’autorità europea, e perché la superpotenza americana non ha nessun interesse a vedere una grande potenza nascere sul nostro continente europeo.

Lei sembra delineare uno scenario in cui molti fattori si oppongono all’unificazione europea.
Evidentemente l’Europa è vittima di un accerchiamento da parte di alcune differenti e anche contrapposte volontà distruttive. Se noi ci affidiamo ai poteri forti attuali l’Europa non nascerà mai. L’Europa come Eurolandia è stata una falsa partenza, perché si sarebbe dovuto partire dalle fondamenta, e le fondamenta stanno nella coscienza dell’uomo, cioè nella necessità di abituare le giovani generazioni all’idea d’Europa, all’idea di unità europea: non si è fatto nulla nella scuola, i governi europei sono secondo me corresponsabili nell’aver tutti concordemente trascurato fino ad oggi di diffondere i semi dell’unità dell’Europa, del patriottismo europeo all’interno del nostro continente. Il risultato è la falsa partenza che forse non senza ragione è stata bocciata dal popolo francese e dal popolo olandese.

Una bocciatura provvidenziale, secondo lei?
Io penso che molti francesi e molti olandesi abbiano sbagliato nel votare contro la costituzione europea; questo non toglie che la costituzione europea non fosse soddisfacente, che fosse una costituzione eccessivamente liberistica e quindi non eccessivamente bilanciata nel senso della giustizia sociale e della solidarietà, che sono valori cristiani irrinunciabili, perché appunto questa costituzione era nata dal grande rifiuto di nominare il Cristianesimo all’interno del preambolo. Un’Europa così non poteva nascere. Quindi male hanno fatto francesi e olandesi a silularla, ma grazie a Dio l’hanno silurata: è stato un segnale forte che ci indica il cammino da percorrere. Io ho 65 anni, sono europeista da quando ero adolescente e l’europeismo non andava di moda, ho perduto purtroppo le speranze di vedere un’Europa unita vera, perché la mia speranza di vita non può arrivare al mezzo secolo, e credo che ci vorrà un buon mezzo secolo – se non intervengono fattori storici peggiori – prima di pervenire ad un modello convincente di unità europea.

Quale via per la costruzione dell’Europa lei trova più convincente?
Bisogna lavorare fin da oggi partendo dai fondamenti, partendo dalle “radici che non gelano”, le radici cristiane che affondano profondamente nell’ebraismo, e sono largamente condivise anche dal mondo islamico, un mondo a cui dobbiamo riconoscere il merito storico di averci riportato Platone e Aristotele fin dal dodicesimo secolo. Se non ci fosse stato l’islam forse non ci sarebbe stato San Tommaso e quindi nemmeno Dante: si tratta quindi di radici profonde, autentiche.

Resta la contrapposizione tra laicisti e cristiani.
Io credo che anche il mondo laico abbia molto da guadagnare dalla riassunzione della cultura e della morale cristiana, ma ad una precisa condizione: che il marchio del cristianesimo non venga utilizzato, come qualcuno fa oggi, in modo strumentale, magari per vincere le elezioni. Senza la riassunzione delle radici storiche sarà difficile intraprendere un cammino di edificazione che si annuncia lungo e difficile. Dopo la falsa partenza della costituzione europea e quindi il fallimento di questa prima fase di unificazione, si dovrà procedere ad una profonda verifica delle istituzioni europee e dei loro ruoli. Un cammino che occorre pazientemente intraprendere; forse assomiglierà a un pellegrinaggio, addirittura a un calvario, ma occorre intraprenderlo perché necessario, credo non solo per gli europei ma per l’equilibrio di tutto il mondo. Un mondo senza Europa sarebbe un mondo più pericoloso, sarebbe un mondo peggiore.

Anno IV n.3/4, maggio/agosto 2006


© copyright Associazione Centro Culturale Leone XIII, Perugia 2006