IL CONVEGNO INTERNAZIONALE
DI STUDI FILOSOFICI
La filosofia cristiana
tra Ottocento e Novecento
e il magistero di Leone XIII
Convegno internazionale di studi filosofici
Perugia, 29 maggio - 1 giugno 2003
29 MAGGIO – 1 GIUGNO 2003: CONVEGNO INTERNAZIONALE SUL
TEMA “LA FILOSOFIA CRISTIANA TRA OTTOCENTO E NOVECENTO E
IL MAGISTERO DI LEONE XIII” Dal 29 maggio al 1° giugno
2003 si è svolto a Perugia il convegno internazionale sul
tema “La filosofia cristiana tra Ottocento e Novecento e
il magistero di Leone XIII”, patrocinato dal Comitato nazionale
per la celebrazione del centenario della morte di Leone
XIII del Ministero per i Beni e le attività culturali, dall’Università
degli Studi di Perugia e dalla Fondazione Cassa Risparmio
di Perugia. Un evento di respiro internazionale per la partecipazione
di alcuni dei più insigni accademici delle prestigiose università
europee di Oxford, della Sorbonne, di Grenoble, di Barcellona
e di Navarra, ed unico nel panorama dei convegni filosofici
italiani per numero e qualità dei relatori (ben quaranta),
provenienti dalle sedi universitarie di Roma, Milano, Napoli,
Torino, Bologna, Genova, Verona, Trento, Siena, Perugia,
Urbino, Chieti, Cassino e Messina, oltre che dalle Pontificie
Università Gregoriana, Lateranense e San Bonaventura. Il
convegno è stato un’importante occasione di confronto tra
pensatori delle diverse correnti filosofiche cristiane,
che hanno avuto un ruolo preminente nella filosofia tra
Ottocento e Novecento e che furono suscitate e stimolate
direttamente e indirettamente dal magistero di Leone XIII.
Con l’enciclica “Aeterni Patris”, Papa Pecci mise al centro
dell’attenzione della vita pastorale della Chiesa l’urgenza
di un confronto con il pensiero filosofico. Anche se Leone
XIII privilegiò la “vita tomistica”, come esclusivo percorso
filosofico della Chiesa stessa, questa presa di posizione
suscitò subito nel mondo cattolico una pluralità di riflessioni.
Obiettivi dell’evento perugino sono stati sia la celebrazione
della “profetica intuizione leonina”, quella di dare corpo
ad un pensiero cristiano filosofico capace di confrontarsi
con il pensiero tutto, specie quello fortemente caratterizzato
ideologicamente che proprio nell’epoca di Leone XIII sembrava
imperante e concorde nell’eliminare ogni riflessione metafisica
e spirituale, sia di fare il punto sullo stato degli studi
filosofici cristiani per progettare nel solco della tradizione
leonina una rimeditazione del tomismo e di tutte le molteplici
voci del pensiero cristiano. Per quanto riguarda “l’intuizione
leonina”, l’attuale pontefice Giovanni Paolo II, che in
molti luoghi delle sue encicliche richiama il suo predecessore,
ha raccolto questa sfida profetica rilanciandola nel mondo
contemporaneo con la promulgazione dell’enciclica “Fides
et ratio”. «Attraverso questo convegno – hanno commentato
i promotori del convegno – si è sicuri di offrire alla comunità
scientifica e culturale italiana dei materiali di riflessione
molto interessanti proprio perché ci permette di dare uno
sguardo particolare alla storia del pensiero cristiano,
ma anche al futuro. Per questo possiamo definire il convegno
una “kermesse” unica di questo panorama culturale italiano
e Perugia – aggiunge – è scenario di questo evento, ritornando
ad essere laboratorio di idee e di pensiero come lo fu al
tempo dell’episcopato di Gioacchino Pecci, che volle istituire
in Perugia, nel 1859, un’accademia dedicata agli studi tomistici,
in un periodo in cui la Chiesa era sconcertata nell’usare
gli strumenti della riflessione filosofica nel dibattito
acerbo, laicista e profondamente anticattolico che caratterizzava
la cultura di quel tempo. Oggi le sfide sono quelle del
relativismo imperante, dell’indifferentismo che minaccia
le coscienze di tutti e allontana da un uso della ragione
capace di trovare motivi alti e significativi. Quest’attenzione
per un cultura viva e dialogante dei cristiani è una preoccupazione
costante dell’episcopato dell’arcivescovo mons. Giuseppe
Chiaretti, che ha voluto per questi motivi sostenere e promuovere
le celebrazioni leonine ed in particolare quest’evento di
primaria rilevanza. E’ il contributo che la Chiesa perugina
dà alla realizzazione del progetto culturale della Chiesa
italiana e non sembra un contributo da poco». L’’evento
è stato strutturato in quattro sessioni: le considerazioni
teoretiche sulla filosofia cristiana; le figure del pensiero
cristiano; il tomismo e l’enciclica “Aeterni Patris”; la
dottrina sociale e politica della Chiesa e il magistero
di Leone XIII. Numerosi i partecipanti, non solo studiosi
e cultori delle materia, provenienti da diverse nazioni,
interessati a seguire i lavori che si sono aperti nella
Sala dei Notari del palazzo comunale dei Priori e sono proseguiti
nel corso delle tre giornate di lavori nella Sala del Dottorato
delle Logge della cattedrale di San Lorenzo. Il convegno
si è poi concluso il 1° giugno nella suggestiva Pieve del
Vescovo di Corciano (Perugia).
Il messaggio di Giovanni Paolo II
All’apertura del convegno è giunto uno speciale messaggio
del Santo Padre all’arcivescovo mons. Giuseppe Chiaretti.
Il Papa, in apertura del suo scritto, ricorda il legame
del suo «venerato predecessore Leone XIII» alla città di
Perugia, dove «nel 1859 fondò la prima Accademia Tomistica,
poi trasferita a Roma» e, gli anni dell’episcopato perugino
del cardinale Pecci «furono un “laboratorio” di molte iniziative
pastorali che, durante il lungo pontificato, vennero proposte
con profetica sollecitudine verso le emergenti problematiche
sociali e culturali di allora». «Leone XIII fu chiamato
dalla divina Provvidenza al governo della Chiesa universale
– scrive Giovanni Paolo II – in un clima politico e culturale
reso difficile da due circostanze: la fine del potere temporale
e l’affermarsi di una cultura sempre più lontana dai principi
e dai valori del cristianesimo. Questo Pontefice dotto e
pio, zelante e intelligente, attento ai bisogni della Chiesa
e del mondo, seppe agire con decisione e lungimiranza, impegnandosi
con tutte le forze nella ricostruzione di una società animata
dai valori evangelici. L’imponente suo magistero conta ben
51 Encicliche, che indicano le linee programmatiche del
suo pontificato: riconciliare la Chiesa col mondo moderno
tanto da fare nuovamente di essa il centro morale dell’umanità
non con la ricostruzione delle istituzioni del Medioevo,
ma fortemente radicando la fede nelle coscienze dei popoli».
Nel documento, il Santo Padre mette in risalto la grande
opera di Papa Pecci nel superare «l’atteggiamento di radicale
antagonismo e di reciproco rifiuto nei confronti della cultura
moderna», considerando «suo compito ricostruire una nuova
civiltà cristiana basata, oltre che sulla fede, sulla ragione
filosofica e scientifica, speculativa e pratica. Leone XIII
perseguì quest’opera di riconciliazione della Chiesa con
la modernità sul piano dell’azione e delle idee soprattutto
nei campi della sociologia e dell’educazione». Nel campo
sociale, basti pensare alla «celeberrima Enciclica Rerum
novarum del 15 maggio 1891 – ricorda Giovanni Paolo II –.
Qui egli gettò le basi del cattolicesimo sociale, tentando
una sintesi profetica nei rapporti tra capitale e lavoro,
tradizione e progresso, sfera spirituale e sfera temporale.
Tra gli opposti estremi di una classe dominante chiusa nei
propri interessi e un movimento socialista violentemente
anticristiano, il Pontefice propose una soluzione intermedia
comprendente la difesa della proprietà privata e la funzione
sociale della medesima. Cento anni dopo, nell’Enciclica
Centesimus annus, ho voluto riprendere e porre in evidenza,
adattandolo alle esigenze di oggi, questo principio importante
della Dottrina sociale della Chiesa».«Per quanto concerne
l’ambito dell’educazione, il pontificato di Leone XIII coincise
con la massima diffusione del positivismo, dell’anticlericalismo
e del secolarismo. In vari Paesi, frequentando le scuole
statali i giovani non solo non ricevevano nessuna istruzione
religiosa, ma erano portati ad apprendere teorie tese a
minare i fondamenti stessi della religione e del cristianesimo.
Fu naturale che in siffatta situazione, ad una mente vigile
e colta come quella del Pontefice, il problema educativo
si impose con urgenza. Egli lo ebbe costantemente presente,
come attestano le Encicliche Aeterni Patris (1879), Sapientiae
christianae (1890) e Providentissimus Deus (1893)». Giovanni
Paolo II si sofferma sull’enciclica Aeterni Patris, riproponendo
un passaggio significativo: «“La causa feconda dei mali
che ci affliggono e di quelli che ci sovrastano è riposta
nelle colpevoli dottrine che sulle realtà divine e umane
vennero pronunciate dapprima dalle scuole dei filosofi e
si insinuarono poi in tutti gli ordini della società, accolte
con entusiasmo da moltissimi” (Leonis XIII Acta, vol. I,
256). A rendere ancora più grave la situazione hanno contribuito
- osserva ancora Leone XIII - ¬gli stessi filosofi e teologi
cattolici i quali, anziché restare fedeli alla dottrina
dei Padri e dei Dottori della Chiesa, si sono messi alla
scuola dei filosofi moderni e così “svalutato il patrimonio
dell’antica sapienza, vollero piuttosto tentare nuove vie
che aumentare e perfezionare con le nuove le antiche” (ibid,
278). Raccomandava, pertanto, con autorità e calore il ritorno
della filosofia di san Tommaso d’Aquino, che tra tutti i
filosofi cristiani è colui che è riuscito meglio ad armonizzare
la fede con la ragione, e ad assicurare alla fede solidi
fondamenti razionali con la sua filosofia dell’essere…».
Infine, il Santo Padre esprime all’arcivescovo mons. Chiaretti
vivo compiacimento «per tale opportuna iniziativa promossa
nel centesimo anniversario della morte del grande Pontefice
Leone XIII. Auspico di cuore che in tale circostanza possa
essere ben evidenziata la stretta connessione esistente,
nel magistero di questo mio venerato Predecessore, tra la
preoccupazione per una fondazione filosofica della cultura
cristiana e la sollecitudine per i problemi dell’attualità
politica e sociale». Giovanni Paolo II conclude il suo scritto
con le seguenti parole: «La Vergine Maria, Sedes Sapientiae,
accompagni con la sua materna protezione i lavori congressuali
e li renda fecondi per la Chiesa e per il mondo della cultura.
Avvaloro ogni mio più fervido augurio con una speciale Benedizione
Apostolica, che di cuore imparto a Lei, ai partecipanti
all’incontro ed ai fedeli dell’intera Arcidiocesi di Perugia
Città della Pieve».
La prima giornata
Nella suggestiva Sala dei Notari del Palazzo dei Priori
di Perugia, alla presenza delle autorità civili, religiose
e del mondo della cultura del capoluogo umbro, e dei quaranta
relatori convenuti, accademici e studiosi italiani e stranieri,
è iniziato il convegno internazionale sul tema “La filosofia
cristiana tra Ottocento e Novecento e il magistero di Leone
XIII”. Dopo l’intervento introduttivo del prof. Marco Moschini,
presidente dell’Associazione culturale “Leone XIII”, e quello
di saluto del sindaco di Perugia, Renato Locchi, l’arcivescovo
mons. Giuseppe Chiaretti ha aperto ufficialmente i lavori
spiegando il senso di questo singolare convegno filosofico
che «travalica i confini non solo della diocesi, ma della
stessa Italia – ha detto –, ponendosi come una sorta di
radunanza e di rassegna di filosofi cristiani d’Europa per
fare il punto su “La filosofia cristiana tra Ottocento e
Novecento e il magistero di Leone XIII”. Ci è di grande
onore e conforto il messaggio che Papa Giovanni Paolo II
(che ha letto, n.d.r.), molto legato al suo predecessore,
ha voluto rivolgerci per congratularsi e proporre delle
considerazioni molto significative sul magistero di Leone
XIII, auspicando che sia “ben evidenziata la stretta connessione
esistente tra la preoccupazione per una fondazione filosofica
della cultura cristiana e la sollecitudine per i problemi
dell’attualità politica e sociale”». «Ci accingiamo perciò,
confortati dal “fervido augurio” e dalla “speciale benedizione
apostolica” di Giovanni Paolo II – ha continuato il presule
–, a ricordare dapprima il vasto ginepraio del filosofare
dei cristiani nella stagione dell’illuminismo e del post-illuminismo,
condizionati e oscillanti tra percorsi molto vari, per lo
più eclettici non solo per capire la svolta coraggiosa imposta
da Leone XIII con il ritorno alla via classica del tomismo
e alla sua filosofia dell’essere, ma anche per renderci
conto dei tanti percorsi dello stesso tomismo a contatto
con quel pluralismo filosofico». Rivolgendosi ai relatori,
mons. Chiaretti ha detto: «Sta a voi, illustri professori,
riflettere sui grandi meriti di questa scelta leonina, cui
è agganciata in maniera connaturale tutta la dottrina sociale
e politica cristiana del tempo, sulle sue varianti legittime
ed anche sui legittimi percorsi “altri” fatalmente compromessi.
Quel che più importa, però, è la difesa che, per questa
strada profondamente razionale, si ha della polarità fede-ragione,
fede-scienza, mostrando l’assurdità d’una contrapposizione
che è frutto più di ideologia che di ricerca, ben sapendo
peraltro che malauguratamente si può fare uso ideologico
di tutto, anche della fede. È il grande tema che papa Giovanni
Paolo II ha ripreso con la sua enciclica Fides et ratio
del 14 settembre 1998, ove ha avuto modo di dedicare all’opera
di Leone XIII due interi paragrafi (i nn. 57 e 58) così
scrivendo: “Papa Leone XIII, con la sua lettera enciclica
Aeterni Patris, compì un passo di autentica portata storica
per la vita della Chiesa. Quel testo è stato, fino ad oggi,
l’unico documento pontificio di quel livello dedicato interamente
alla filosofia». «Altro giudizio positivo Giovanni Paolo
II ha pure riservato all’enciclica leonina Supremi apostolatus
officio del 1° settembre 1883, definita “alto pronunciamento
con il quale (Leone XIII) inaugurava numerosi altri interventi
sulla preghiera (del rosario), indicandola come efficace
strumento spirituale di fronte ai mali della società”. Come
si vede – ha commentato l’arcivescovo –, c’è più d’una semplice
coincidenza tra i due papi, ambedue filosofi e poeti, chiamati
a guidare la Chiesa in tempi di grandi svolte culturali
contrassegnate dal mutar di secolo e di millennio». I relatori
di questa prima giornata sono stati Edoardo Mirri, direttore
del Dipartimento di Filosofia dell’Università degli Studi
di Perugia e coordinatore dell’organizzazione scientifica
del convegno, Armando Rigobello, docente dell’Università
“La Sapienza” di Roma, e Eugenio Mazzarella, docente dell’Università
“Federico II” di Napoli. Il prof. Mirri, nel suo intervento
ha affrontato il tema dell’identità tra filosofia e teologia
che trova espressione nel concetto di “filosofia cristiana”,
con riferimento al carattere teoretico del pensiero cristiano.
Il prof. Rigobello ha parlato della situazione filosofica
contemporanea, che è molto diversa da quelle del tempo di
Leone XIII. Tra i due periodi intercorrono l’esistenzialismo,
la fenomenologia, le varie forme di filosofia analitica.
Rimane per una filosofia cristiana il compito di affermare
la legittimità di una rottura della orizzontalità metodologica
univoca e quindi la possibilità della trascendenza. Gli
itinerari per giungere a questa affermazione di trascendenza
sono molteplici: dalla neo-scolastica, allo spiritualismo
personalistico, alle ermeneutiche. Il prof. Mazzarella ha
puntato i riflettori sulla “problematica cristiana”, esaminando
il rapporto tra ragione e fede, evidenziando i limiti di
questa contrapposizione che è frutto più di ideologia che
di ricerca (il tema dell’enciclica Fides et Ratio, di Giovanni
Paolo II) e della ripresa del dialogo tra teologia e filosofia,
di cui si evidenziano i segnali in Italia.
La seconda giornata
Il lavori del convegno internazionale “La filosofia
cristiana tra ottocento e novecento e il magistero di Leone
XIII” sono proseguiti, nella seconda giornata di lavori,
nella Sala del Dottorato delle Logge della cattedrale di
San Lorenzo, ai quali hanno partecipato numerosi studenti
provenienti da diverse sedi universitarie italiane oltre
che delle Facoltà di Lettere e Filosofia e di Scienze della
Formazione dell’Università di Perugia. Nella prima parte
di questa seconda giornata del convegno hanno relazionato
gli accademici Giuseppe Riconda dell’Università di Torino,
Ferdinando Marcolungo, dell’Università di Verona, Natalino
Spaccapelo della Pontificia Università Gregoriana di Roma,
Alfonso Pompei della Pontificia Facoltà San Bonaventura
di Roma, Aurelio Rizzacasa dell’Università di Perugia e
Paola Ricci Sindoni dell’Università di Messina. Alle relazioni
ha fatto seguito uno stimolante dibattito sui temi trattati.
Il prof. Riconda ha affrontato il tema della concezione
filosofica cristiana nelle opere di Alessandro Manzoni,
soffermandosi in particolare sul problema dell’uomo come
enigma sospeso tra temporalità e aspirazione alla Verità
di Dio. Il prof. Marcolungo ha illustrato la vita ed il
pensiero del filosofo veronese Giuseppe Zamboni, la cui
concezione cristiana si inscrive nella prospettiva neoscolastica
intrapresa da Papa Leone XIII. In particolare ha evidenziato
l’impegno di Zamboni nel dare senso filosofico all’analisi
psicologica del problema della conoscenza e di ritornare
ad una “filosofia senza aggettivi”. Il prof. Spaccapelo
ha descritto il pensiero del filosofo Bernard Lonergan in
rapporto al tomismo e in particolare a San Tommaso. Ha evidenziato
inoltre il percorso di Lonergan dall’analisi storica della
riflessione filosofica nelle culture “altre” per giungere
ad una rilettura del problema dell’uomo, individuando nella
“luce dell’intelletto” l’unica possibile via per svelare
il mistero della coscienza. Il prof. Pompei ha analizzato
il pensiero dei filosofi tomisti e in particolare di San
Tommaso in relazione all’etica di Kant e di Bergson, affrontando
in particolare il problema della felicità dell’uomo come
perseguimento della virtù indicata dalla fede cristiana.
Il prof. Rizzacasa ha illustrato il percorso compiuto dal
pensiero cristiano del ‘900 in Italia verso la ricerca di
una sistematizzazione razionale della fede cristiana e verso
la valorizzazione della fede come risposta alla parola di
Dio. Si è soffermato sull’impossibilità del pensiero filosofico
italiano del secolo XX di distaccarsi dalla matrice cristiana
di fondo. Ciò può essere interpretato anche come un’esortazione
a non dimenticare il “debito” della cultura europea nei
confronti del cristianesimo come elemento essenziale alla
formazione di una identità comune, tema oggi di grande attualità.
La prof.ssa Ricci Sindoni ha trattato il pensiero del filosofo
francese domenicano Antonin-Dalmance Sertillanges, affrontando
in particolare il tema del lavoro intellettuale come vocazione
e dell’impegno dello studioso ad indagare la realtà risalendo
alla struttura unitaria del sapere ed assumendo la consapevolezza
dell’ordine naturale del mondo. Molto seguiti anche i lavori
pomeridiani della seconda giornata del convegno internazionale
“La filosofia cristiana tra ottocento e novecento e il magistero
di Leone XIII”: «E’ stata una folta e qualificata partecipazione,
sorprendente se si pensa alla specificità dei temi trattati
– commentano con soddisfazione gli organizzatori dell’evento
–. Questo conferma come l’interesse verso il pensiero filosofico
cristiano ed i suoi studi è particolarmente vivo ed attuale
e non solo tra i suoi cultori. Numerosi sono stati gli interventi
del pubblico al temine dei contributi scientifici. I relatori
della sessione pomeridiana dei lavori sono stati gli accademici
Letterio Mauro e Paolo De Lucia dell’Università di Genova,
Massimo Borghesi, Furia Valori e Marco Moschini dell’Università
di Perugia. Il prof. Mauro ha presentato la figura di Edith
Stein ed ha evidenziato il profondo legame tra filosofia
e fede cristiana che ne caratterizza il pensiero. In particolare
ha sottolineato il ruolo di misura e integrazione che la
fede svolge nei confronti della ragione, in un reciproco
sostegno che al contempo preserva l’autonomia di entrambe.
Il prof. Borghesi ha trattato il pensiero di Romano Guardini
focalizzando l’attenzione sul concetto di analogia come
unica chiave di lettura del rapporto tra finito ed infinito,
alla luce della consapevolezza che Dio è il fondamento dell’essere
finito. La prof.ssa Valori ha affrontato il tema dell’interpretazione
carabellesiana del pensiero di Antonio Rosmini, che non
va ridotto al solo problema della percezione intellettiva,
ma deve necessariamente comprendere la trattazione dell’Essere
ideale come oggetto puro della coscienza. Il prof. Moschini
ha presentato il pensiero di Anselmo d’Aosta e Tommaso d’Aquino
inquadrandolo nella prospettiva dell’identità tra gli argomenti
del cristianesimo e della filosofia, compresi appunto nel
concetto di “unum argumentum”: la Verità, cioè Dio. Il prof.
De Lucia ha illustrato il pensiero di Raffaele Mariano,
figura atipica nel mondo filosofico italiano in quanto “sospesa”
tra cattolicesimo e protestantesimo, e la sua visione ambivalente
del pontificato di Leone XIII, giudicato carente sul piano
dell’impegno pastorale e al contempo lodevole su quello
dell’impegno sociale. De Lucia vede nell’itinerario di ricerca
di Mariano una inesausta tensione verso il vero cristianesimo.
La terza giornata
La terza giornata del convegno internazionale “La filosofia
cristiana tra ottocento e novecento e il magistero di Leone
XIII” è caratterizzata dagli interventi di alcuni dei più
noti accademici europei del pensiero filosofico cristiano,
quali Anthony Kenny, dell’Università di Oxford, Jean-Luc
Chabot, dell’Università di Grenoble, José-Luis Illanes,
dell’Università di Navarra, e il vescovo spagnolo mons.
Mercelo Sanchez Sorondo, docente alla Pontificia Università
Lateranense di Roma. Diversi sono anche gli accademici italiani
relatori di questa terza giornata di convegno: Mario D’Addio
dell’Università “La Sapienza” di Roma, Luciano Malusa dell’Università
di Genova, Roberto Gatti dell’Università di Perugia, Giovanni
Cavalcoli, filosofo domenicano del Convento di S. Domenico
di Bologna, Alessandro Ghisalberti della Cattolica di Milano,
Mario Micheletti dell’Università di Siena, Francesca Rivetti
Barbò e Salvatore Nicolosi dell’Università Tor Vergata di
Roma, Mario Pangallo del Pontificio Seminario Romano, Franco
Bosio dell’Università di Verona e Gianfranco Morra dell’Università
di Bologna. Questi ultimi due docenti hanno fatto esplicito
riferimento al tema attualissimo del rapporto tra cristianesimo
e cultura europea. Tema che già ieri era emerso dall’intervento
del prof. Aurelio Rizzacasa, il quale ha ribadito “l’impossibilità
di dimenticare la matrice cristiana del pensiero filosofico
italiano del secolo XX”. Il prof. Morra ha affrontato il
tema del principio di sussidiarietà, definendolo come lo
strumento migliore per il governante cristiano per difendere
la libertà dei singoli, e ha delineato i caratteri essenziali
dell’Europa, fondata sulla filosofia greca e sulla fede
cristiana. Inoltre, Morra ha illustrato il giudizio di Leone
XIII nei confronti del pensiero di San Tommaso, il cui contributo
alla filosofia cristiana è essenziale nel creare un “ponte
tra fede e ragione”, tra le quali non deve esserci contrapposizione
ma interdipendenza. Il prof. Bosio ha presentato il pensiero
del filosofo Donoso Cortés, con riferimento particolare
al cristianesimo come antidoto contro la tendenza nichilistica
europea insita ieri nelle ideologie di matrice socialista
ed oggi nel liberismo post-ideologico. Il prof. D’Addio
ha indagato le origini del pensiero politico di Luigi Sturzo
tra la dottrina rosminiana e quella neotomistica, evidenziando
la sua attitudine a confrontarsi con le tendenze politiche
moderne per dimostrare la validità della dottrina essenziale
cristiana. Ha sottolineato come il recupero del tomismo
operato da Leone XIII non sia da interpretare come un ritorno
al passato, ma come un nuovo punto di partenza nell’itinerario
della filosofia cristiana. Il prof. Malusa ha analizzato
la “questione rosminiana”, illustrando le critiche rivolte
dal Santo Uffizio alla concezione univoca dell’essere di
Antonio Rosmini, confrontando il giudizio di allora con
quello odierno che tende invece a rivalutare il filosofo
al punto da aprirne la strada verso la beatificazione. Il
prof. Chabot ha affrontato il tema del magistero di Leone
XIII sulle società umane di fronte alle rivoluzioni della
modernità, soffermandosi in particolare sulla proposta di
un’etica sociale del politico cristiano. Il prof. Gatti
ha illustrato la figura ed il pensiero politico di Luigi
Sturzo, ideologo della Democrazia Cristiana, evidenziando
come in lui abbiano trovato sintesi elementi essenziali
del clima storico e politico in cui Leone XIII è vissuto.
Mons. Sanchez Sorondo ha delineato i parallelismi tra il
pontificato di Leone XIII e quello di Giovanni Paolo II,
evidenziando come il recupero del pensiero tomistico operato
da Papa Pecci trovi conferma nel riprendere il pensiero
di San Tommaso nella lettera enciclica “Fides et Ratio”
di Papa Wojtyla. Dai contributi del convegno è stato tratto
un Volume di Atti per le Edizioni dell'Archidiocesi di Perugia-Città
della Pieve.
L’appello al riconoscimento delle radici cristiane dell’Europa
Nel corso del convegno i relatori hanno sottoscritto
un appello indirizzato al Presidente della Convenzione Europea
Valéry Giscard D’Estaing per il riconoscimento delle radici
cristiane nel nascente testo costituzionale dell’Unione.
La notizia della firma dell’appello è stata riportata tra
gli altri anche dal quotidiano “Corriere della Sera”, che
riportiamo di seguito: “I partecipanti al convegno internazionale
in svolgimento a Perugia (Italia) dal 29 maggio al 1 giugno
2003 per commemorare il centenario della morte del Papa
Leone XIII (1878 -1903), hanno avuto modo di ripercorrere
la storia della Filosofia, che ha attraversato tutto l’arco
dei due millenni dell’era volgare. In questa storia vi sono
dei momenti particolarmente alti e fecondi legati ai nomi
di Anselmo D’Aosta, di Tommaso d’Aquino, del francescano
Bonaventura, di Pico della Mirandola, Marsilio Ficino, Tommaso
Moro, Erasmo. Uno di questi è anche il periodo del papato
di Leone XIII il quale, attraverso un illuminato insegnamento,
ha ridato vigore e rianimato un dibattito tuttora attuale
e un fecondo dialogo tra cristianesimo e pensiero contemporaneo.
In questo contesto di riflessione, considerando come l’apporto
dei pensatori cristiani alla Filosofia in molti modi sia
stata a fondamento delle ricerche di tanta parte del pensiero
medievale, rinascimentale, moderno e contemporaneo, come
dimostrano le tante università e centri di studio di fondazione
cristiana e i grandi personaggi della storia della filosofia,
è maturata l’iniziativa di far pervenire alla Convenzione
europea un appello perché venga esplicitamente riconosciuta
la “radice cristiana” della cultura europea. Il vecchio
continente, infatti, non può adeguatamente presentarsi e
autocomprendersi senza tale riferimento. Il riconoscimento
della “radice cristiana” non esclude l’apertura e lo spazio
per la diversità e per la libertà di ogni uomo e di ogni
sua elaborazione ed espressione culturale e religiosa. La
filosofia ispirata da cristiani nel suo fondamentale statuto
si fonda sul principio del dialogo per la ricerca inesausta
della verità”.
La conclusione del convegno nel castello di Pieve del
Vescovo di Corciano
Il convegno si è concluso tra le mura medioevali dello
splendido castello di Pieve del Vescovo di Corciano (Pg).
La scelta di questo complesso architettonico come sede dell’ultima
giornata dell’importante evento «non è stata casuale – spiega
l’organizzazione scientifica del convegno –: vi dimorò il
cardinale Pecci fino al 1878, anno in cui salì al soglio
pontificio». Non solo - ricordano le cronache -, tra il
1860 e il 1861, l’intervento del Pecci presso i rappresentanti
del governo del neo Stato italiano fu determinante per le
“sorti” del Castello di Pieve del Vescovo che rischiò di
essere confiscato ed incamerato dal Demanio, insieme a molti
altri beni ecclesiastici, a seguito dell’emanazione del
decreto di scioglimento degli ordini religiosi ad opera
del regio commissario straordinario per la Provincia dell’Umbria,
marchese Gioacchino Napoleone Pepoli. Inoltre, sotto l’episcopato
Pecci questa dimora ritornò al suo originale splendore,
essendo stata per secoli “meta abituale dei vescovi perugini,
che erano soliti trasferirsi il giorno precedente la festa
di San Giovanni Battista, per lunghi soggiorni lontano dalla
città”. «E’ stata un’occasione per “riscoprire” questo luogo
– aggiunge l’organizzazione scientifica del convegno –,
che ebbe il suo maggiore splendore in epoca rinascimentale,
quando da imponente baluardo di difesa militare venne trasformato
a comoda e lussuosa residenza signorile con preziose decorazioni».
Queste vengono attribuite al volere del cardinale Fulvio
della Corgna. Il castello di Pieve del Vescovo poggia sull’estremità
di una piccola altura dominate l’intera vallata, considerato
uno dei monumenti architettonici più significativi del territorio
perugino, la cui storia è legata in gran parte a quella
religiosa della diocesi. Attualmente la Curia arcivescovile
di Perugia ha sottoposto l’intero complesso ad un’opera
di restauro, conservazione e valorizzazione, affidata alla
Scuola edile del capoluogo umbro. Questa Scuola, dal 1999,
ha avviato nel complesso diversi percorsi formativi che
hanno permesso di iniziare il recupero della “Casa del pellegrino”
(struttura annessa) e la messa in sicurezza di molte parti
del castello. Agli allievi della Scuola edile va anche il
merito di aver “riscoperto” degli antichissimi affreschi,
rimasti coperti per secoli e venuti alla luce grazie agli
interventi di recupero e saggi di scavi. All’ultima giornata
di convegno hanno preso parte in qualità di relatori gli
accademici Antonio Livi della Pontificia Università Lateranense
di Roma, Antonio Laganà dell’Università di Messina, Graziano
Ripanti dell’Università di Urbino, Angelo Capecci, Lino
Conti e Antonio Pieretti dell’Università di Perugia. Le
prime giornate di lavori sono state seguite da circa trecento
persone ed ai lavori scientifici è stata dedicata particolare
attenzione dai mass media anche nazionali, che hanno messo
in evidenza l’attualità della filosofia cristiana tra Ottocento
e Novecento nel grande dibattito culturale e sociale di
inizio terzo millennio.
©
copyright Associazione Centro Culturale Leone XIII, Perugia
2004