FIDES ET RATIO
SINTESI FEDE-CULTURA
NELLE NOSTRE SCUOLE
Per un quadro di riferimento
di
PIETRO DILETTI
“La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo
spirito umano s’innalza verso la contemplazione della
verità”. Con queste parole Giovanni Paolo II inizia la sua
Lettera Enciclica ‘Fides et Ratio’. Ci domandiamo allora se
è possibile progettare e operare la sintesi tra fede e
cultura nelle nostre scuole, tenendo presente che la scuola
è essenzialmente un "luogo di formazione integrale
attraverso l'assimilazione sistematica e critica della
cultura”, dove per formazione integrale intendiamo insieme
quella umana e cristiana, intellettuale e del cuore. Ma
prima di entrare nel vivo del problema bisogna chiarire i
termini cultura e cultura cristiana. Il termine cultura
viene adoperato per indicare fondamentalmente due realtà
diverse. In un primo senso, quello classico, ‘cultura’
designa "quanto concorre alla formazione dell’individuo sul
piano intellettuale e morale” o “ il patrimonio delle
cognizioni e delle esperienze acquisite tramite lo studio ai
fini di una specifica preparazione in uno o più campi del
sapere” ( diz. Devoto –Oil). Del fenomeno culturale si
privilegia qui il processo dell'educazione, l’insegnamento e
l’apprendimento nella scuola. In un secondo senso, quello
antropologico, cultura indica " quel complesso assieme che
comprende conoscenze, credenze, arte leggi, morale, costumi
e ogni altra capacità e abito acquisiti dall’uomo come
membro di una società” ( vedi Tylor), insomma quel complesso
di dati che ogni uomo riceve dall'ambiente umano in cui si
trova inserito. Ora la cultura intesa nel primo senso e che
privilegia l'aspetto soggettivo, cioè l'individuo, non può
essere compresa se non all'interno della cultura in senso
antropologico dato che una persona si costruisce all’interno
di un determinato ambiente umano, di una civiltà, di una
società. Per questo motivo la cultura nel senso di
educazione (o formazione) non la considereremo mai sganciata
dalla cultura in senso antropologico. Per quanto concerne la
cultura cristiana si tratta di vedere anzitutto se è
possibile e legittimo parlare di "cultura cristiana", così
come di filosofia cristiana ecc. Per capire in quali termini
oggettivi se ne possa parlare ci mettiamo in ascolto delle
principali voci presenti nel dibattito contemporaneo.
Possiamo subito schematizzare tre posizioni.
1. CULTURA DELL'ASSENZA
Con la denominazione cultura dell'assenza (cioè di
"estraneità), viene qualificata quella posizione che, pur
respingendo ogni forma di separazione tra fede e cultura, ne
concepisce il rapporto come legame tra autonomie. Partendo
dalla premessa (veterotestamentaria) che Dio è il
"totalmente Altro", e il "completamente diverso", si ritiene
che l'unico modo per raggiungerlo e testimoniarlo sia la
fede pura. La radicale trascendenza della fede rende
inadeguata e mistificante ogni mediazione razionale e
culturale. Insomma tentare di incarnare storicamente il
Vangelo nella cultura equivale a corromperlo. Il vangelo
deve rimanere un progetto puro, una "utopia" Orientamenti
critici: in questa posizione c'è la preoccupazione di
salvare al cristianesimo il valore di lievito e di non
imprigionarlo o comprometterlo nelle strutture storiche.
Inoltre si vuol sottolineare la sua funzione politica che è
quella di tenere viva la tensione escatologica come perenne
inquietudine critica nei riguardi delle situazioni di fatto
esistenti. C'è tuttavia un grosso rischio che è quello di
rifugiarsi nell'intimismo e di legittimare la scissione tra
fede e cultura, riconoscendone l'irriducibile estrinsecità
di ogni possibile relazione.
2. CULTURA DELLA PRESENZA
Nella cultura della presenza (o di contrapposizione) c'è
avversione e sfiducia istintive per la mediazione tra fede e
cultura, perché è vista come tradimento dell'identità
cristiana.
La cultura non è se non l'emergere alla coscienza umana dei
problemi di fondo riguardanti il senso della realtà e della
stessa vita dell'uomo. Ma questo senso si è svelato una
volta per tutte nell'evento Gesù Cristo. Perciò, non solo è
possibile una cultura cristiana, ma più radicalmente "il
cristianesimo si rivela la possibilità storica della cultura
autentica", in quanto la fede, poiché costituisce una
visione dell'uomo e della realtà ha già in sé
un'insopprimibile valenza culturale. La mediazione è già
avvenuta una volta per tutte in Cristo e al credente tocca
non tanto di sovrapporre a questo evento irrepetibile il
filtro di questa o quella ideologia, quanto piuttosto di
liberare il ricchissimo contenuto di verità che l'evento
racchiude. Orientamenti critici: questa seconda posizione
rivendica l'inscindibile compenetrazione tra Vangelo e
cultura, vista come un dato originario da riscoprire
nell'esperienza del popolo cristiano; ritiene deleterio per
l'individuo e la comunità mettere tra parentesi l'identità
cristiana; ha una grande carica di turbamento per la
sonnolenza della cristianità. Vi è però il rischio dell'integrismo;
di non lasciare alla fede l'infinita libertà di calarsi in
culture diverse; di porsi come blocco monolitico in
concorrenza con le altre culture.
3. CULTURA DELLA MEDIAZIONE
Questa terza posizione sostiene che alla base del modo
di porre il problema del rapporto fede-cultura ci sia, da
parte di entrambe le precedenti posizioni, il
misconoscimento del valore della ragione. E' invece proprio
attraverso la ragione nella sua capacità di tradurre il
mistero pasquale nelle proprie categorie senza fargli
violenza, che la fede esercita il suo influsso vivificante
nei confronti di una cultura rendendola "cristiana".
Dire quindi che la metafisica sarebbe "necessaria per la
scienza e dannosa per la fede" è semplicemente falso, in
quanto vorrebbe dire, in definitiva, consegnare la fede
stessa ad una indicibilità che finisce per essere un vero e
proprio svuotamento di ogni contenuto determinato.
Sottolineando in modo esasperato la sua trascendenza, la
fede tende a ridursi a un puro abbandono fiduciale e a
perdere il suo carattere di assenso intellettuale ad una
verità che esige di essere riconosciuta. E' attraverso la
mediazione della ragione così intesa che la fede esercita il
suo influsso vivificante e trasformante nei confronti di una
cultura facendola essere "cristiana". Ma ciò è possibile
solo nella misura in cui la ragione, già a livello
filosofico, si lasci stimolare e fecondare, a sua volta, dai
fermenti evangelici, trovando così in essi nutrimento e
sostegno nella ricerca delle stesse verità razionali (fides
quaerens intellectum, intellectus querens fidem :S.Agostino).
Orientamenti critici: a noi pare che questa terza posizione
rispetti contemporaneamente l'autonomia e la complementarità
della fede e della cultura; che sia in grado di proporre uno
stile di vita cristiana capace di entrare in dialogo fecondo
con la società secolarizzata, cogliendo e valorizzando gli
aspetti positivi della stessa secolarizzazione; che accetti
quindi il pluralismo culturale non come semplice tolleranza,
ma come possibilità e desiderio di dialogo arricchente. I
pericoli possono nascere dalla difficoltà di mantenere un
reale equilibrio tra le due "autonomie", evitando invasioni
di campo.
PREPARARE LA MATERIA PER IL REGNO
Operare una sintesi fede-cultura mediante la trasmissione
sistematica e critica della cultura, vuol dire
essenzialmente preparare la "materia per il Regno", ossia
leggere, aprire e far fermentare la cultura in modo
cristianamente orientato, nella duplice convinzione che
l'umano ha un valore in se stesso ( non è cioè funzionale
alla vita soprannaturale) e che la fede è il punto verso cui
è orientato l'uomo. Far fermentare la cultura in modo
cristianamente orientato non vuol dire esigere dai docenti
che si trasformino in moralisti , ma vuol dire
disponibilità, prontezza e simpatia a cogliere e far
emergere nelle varie esperienze umane o la validità di una
conquista che arricchisce l'uomo nel suo sviluppo personale
e comunitario o l'anelito verso una pienezza di vita di chi
non si accontenta di quello che è, di quello che ha e di
quello che fa. Pertanto "ognuno svolgerà il suo programma
con competenza scientifica, ma al momento giusto saprà
aiutare gli alunni a guardare oltre l'orizzonte limitato
delle realtà umane. L'ambiente scolastico è la via
privilegiata per affrontare in maniera adeguata le sfide che
la cultura pone alla fede" (Doc.Congr. per l'educazione
cattolica, 7 aprile 1988, nn.51-52). Per chi ha sensibilità
cristiana e passione educativa non sarà difficile aprire la
cultura alla fede, proprio perché la fede ci dice che "Dio
Creatore e Dio Salvatore sono sempre lo stesso Dio e così
pure il Signore della storia umana e il Signore della storia
della salvezza si identificano (cfr,G.S.,41).
Anno
III n.2, marzo/aprile 2005
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copyright Associazione Centro Culturale Leone XIII, Perugia
2004