IL TEMA DELL'ANNO PASTORIALE
L’EUCARISTIA, MIRACOLO E MISTERO
di Mons. CARLO GHIDELLI *
Fin dalle origini dell’umanità ogni popolo ha coltivato una
religione e ogni religione conosce riti sacrificali. E’ un
dato scontato, offertoci dalla storia delle religioni sul
quale molto è stato scritto da diversi studiosi con ottimi
risultati. Anche il popolo ebraico ha ricevuto dal suo
Signore l’impegno a offrire sacrifici rituali nel contesto
della alleanza stipulata sul monte Sinai. Ne abbiamo
ricevuto vivace memoria in diverse pagine dell’Antico
Testamento, che conservano sempre una grande attualità.
Questo comando divino è passato in eredità al nuovo Israele,
il popolo che si riconosce nella nuova alleanza, stipulata
da Dio con l’intera umanità nel sangue di Gesù di Nazaret,
vero uomo e vero Dio. Memoriale del sacrificio del figlio di
Dio sulla croce è l’Eucaristia, il viatico di coloro che
seguendo le orme di Gesù si riconoscono destinatari della
nuova Legge, depositari del comandamento nuovo,quello
dell’amore, e pellegrini verso il Regno.
All’Eucaristia riconosciamo perciò una valenza universale:
essa infatti è stata data al nuovo popolo di Dio ma non a
suo uso esclusivo. Lo ha affermato chiaramente Gesù stesso:
“Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza, versato
per molti” ( Marco 14, 24 ) E prima aveva dichiarato: “Il
figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per
servire e dare la propria vita in riscatto per molti” (
Marco 10, 45 ) cioè per la moltitudine degli uomini.
Ma l’Eucaristia ha anche caratteri del tutto speciali, che
la rendono unica nel suo genere. Possiamo sintetizzarli in
questa espressione: essa è il sacramento del sacrificio di
Gesù sotto forma di banchetto. Una espressione solo
apparentemente tecnica, ma ricca di significati.
L’Eucaristia è anzitutto sacramento, cioè segno
manifestativo di una realtà che la trascende: tale realtà è
l’offerta di se stesso a Dio fatta da Gesù una volta per
sempre sotto Ponzio Pilato, cioè in un preciso momento della
storia. Ciò che è accaduto allora non può essere ripetuto,
ma nei suoi effetti salvifici, in obbedienza al comando di
Gesù, può essere attualizzato sotto i segni del pane e del
vino. Di tale realtà l’Eucaristia, per chi la accoglie e la
celebra con fede, è segno efficace: essa cioè produce ciò
che significa.
L’Eucaristia è sacrificio, memoriale del dono di sé che Gesù
ha portato a termine sulla croce. Dimenticare questo aspetto
significa snaturare l’Eucaristia ed esporla a
strumentalizzazioni purtroppo non assenti da certe
celebrazioni odierne. Celebrare e partecipare all’Eucaristia
significa trattare ciò che di più caro e di più prezioso
Gesù ha lasciato in testamento ai suoi discepoli nell’ultima
cena e dall’alto della croce.
Ma è la figura del banchetto quella che dà all’Eucaristia la
sua rilevanza comunitaria, sociale: non però un banchetto
profano, bensì attualizzazione del banchetto pasquale, nel
quale un tempo veniva immolato l’agnello pasquale ed ora si
rinnova l’offerta di Gesù, il nuovo agnello pasquale che
porta su di sé il peccato del mondo.
Tutto questo l’Eucaristia è per i discepoli di Gesù ed essi
ne hanno viva consapevolezza. La accolgono dalle mani della
Chiesa madre con senso di profonda gratitudine e sanno di
doversi misurare con essa non solo celebrandola o
partecipandovi almeno una volta la settimana, la domenica,
ma anche vivendola giorno dopo giorno nella lode a Dio e nel
servizio ai fratelli.
Misteriosa presenza è dunque quella di Gesù sotto le specie
eucaristiche, un po’ simile a quella che Gesù risorto
offriva ai suoi discepoli con le sue apparizioni. Non sono
certamente i nostri sensi corporei ad aiutarci nel
riconoscimento di questa presenza, bensì quel sesto senso
che è la fede, dono di Dio a chi si apre alle novità e alle
sorprese della sua rivelazione. Presenza misteriosa e
preziosa nello stesso tempo quella di Gesù nell’Eucaristia,
della quale hanno fatto tesoro tante anime sante e che anche
oggi offre grande conforto a molti credenti.
A dire il vero, l’Eucaristia non è l’unico modo con il quale
Gesù si rende presente tra di noi. Dalle sue stesse parole
noi abbiamo imparato a cercarlo e a riconoscerlo anche sotto
le vesti dei poveri e dei più bisognosi ( vedi Matteo 25,
34-40 ), sotto le sembianze delle creature più esposte come
i bambini ( vedi Matteo 18, 5 ), nel ministero dei suoi
apostoli e dei loro successori ( vedi Luca 10, 16 ) e in
altri modi ancora. E’ bene tuttavia ricordare che la
presenza eucaristica non va isolata dalle altre perché l’una
rimanda e completa le altre e viceversa. La pedagogia della
Chiesa ci sollecita a non separare le diverse presenze di
Gesù in mezzo a noi: solo così la presenza eucaristica
assume tutta la sua rilevanza.
Scrivo queste righe da Lanciano la quale, come è risaputo, é
la città del miracolo eucaristico. E’ un dettaglio non
trascurabile ( anche per il fatto che, dietro invito del
Papa Giovanni Paolo II di v.m., il mondo cattolico sta
celebrando l’anno eucaristico ) e qui vorrei esplicitarne il
significato, non tanto per soddisfare la legittima curiosità
di alcuni quanto per aiutare a comprendere sempre meglio il
mistero che stiamo considerando.
Nel 758 un frate basiliano mentre celebrava la Messa nel
sito dell’attuale santuario ebbe un dubbio sulla presenza
reale di Gesù nell’Eucaristia. Per tutta risposta il Signore
operò questo miracolo: il pane si trasformò in carne umana e
il vino in sangue. L’analisi scientifica dei resti ha
appurato che siamo dinanzi a un muscolo del cuore, il
miocardio, e che il sangue ha lo stesso DNA della carne.
Miracolo nel senso stretto del termine? Sembra proprio di
sì, ma nessuno è tenuto a crederci. All’Eucaristia come
sacramento della presenza di Gesù in mezzo a noi invece un
cristiano è tenuto a crederci con tutte le sue forze, ad
adorarlo e a viverne la spiritualità.
Di questo miracolo Lanciano conserva la memoria iconica, da
sempre ma oggi più di prima meta di pellegrinaggi che
provengono dall’Abruzzo, dall’Italia e dal mondo intero. Noi
siamo convinti che la gente viene a Lanciano non solo per
curiosità ma per venerare queste “reliquie” che sono
testimonianza tangibile di un intervento straordinario di
Dio. Questo e nulla più! Ma in questo modo Lanciano dimostra
di avere una missione speciale nella vita della Chiesa oggi:
quella di tenere viva in tutti i fedeli la fede nella
presenza reale di Gesù nel sacramento dell’Eucaristia.
Quale il rapporto tra l’Eucaristia mistero e l’Eucaristia
miracolo? L’interrogativo merita di essere formulato e
sciolto. Ovviamente questo rapporto può essere valutato solo
da chi è aperto alla possibilità del miracolo cioè da chi,
libero da ogni pregiudizio razionalistico, ammette che Dio
può intervenire nelle vicende storiche non certo per scopi
folcloristici o propagandistici, ma per affermare verità di
primaria importanza o per sostenere la fede di noi
pellegrini. Il miracolo eucaristico di Lanciano corrisponde
a questa finalità: con esso Dio ha voluto avvalorare uno dei
misteri della nostra fede. Il miracolo dunque è a servizio
del mistero: in questo modo la gerarchia dei valori è fatta
salva e noi accogliamo dalle mani di Dio un ennesimo dono,
un fascio di luce che illumina il nostro cammino.
Certo, l’Eucaristia è il pane riservato ai discepoli di Gesù,
ma in essa Gesù è presente con tutta la sua ansia
missionaria: in attesa di essere accostato, riconosciuto,
adorato e “mangiato” da tutti. E la Chiesa, ogni volta che
celebra l’Eucaristia annunzia al mondo intero che Gesù di
Nazaret, vero uomo e vero Dio, è l’unico salvatore del
mondo.
* Arcivescovo di Lanciano-Ortona
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Anno
III n.3, maggio/giugno 2005
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2004