_________________________________
  DEMOCRAZIA E STRUTTURA ECONOMICA
I governi nazionali si trovano oggi sempre più indeboliti di fronte alle dinamiche dell’economia globale. E’ concreto il rischio di scivolare verso un modello di società in cui la struttura economica prevale sui poteri della politica.
_______________________________________


DEMOCRAZIA E STRUTTURA ECONOMICA

di PIERLUIGI GRASSELLI
Dipartimento di Economia, Università degli Studi di Perugia

Intervista di Giulio Lizzi


I governi nazionali si trovano oggi sempre più indeboliti di fronte alle dinamiche dell’economia globale: il loro potere si erode progressivamente nel trasferimento di porzioni di potere dal Parlamento ad altre istituzioni, il cui comportamento non è vincolato da meccanismi democratici. E’ concreto il rischio di scivolare verso un modello di società in cui la struttura economica prevale sui poteri della politica. Ne abbiamo parlato con il prof. Pierluigi Grasselli, docente di Politica economica all’Università degli Studi di Perugia.

Professor Grasselli, l’erosione della sovranità degli Stati nazionali è un tratto caratteristico dei nostri tempi. A quali fattori è imputabile questo fenomeno?
Certamente vi concorrono molti fattori. In primo luogo, i processi di globalizzazione economica e l’operare delle imprese multinazionali provocano effetti positivi o negativi che gli Stati non riescono a controllare: si pensi al caso delle multinazionali in Umbria, e alla estrema difficoltà di influire sulle loro decisioni. In secondo luogo, il fenomeno è da imputare alla scelta volontaria di alcuni governi di cedere porzioni di sovranità a istituzioni sopranazionali come l’Unione Europea, il funzionamento delle cui strutture è caratterizzato da deficit democratico: si pensi alla Banca Centrale Europea, che non risponde del suo operato alle assemblee parlamentari. Inoltre, occorre considerare la mole crescente di decisioni rilevanti assunte in forum non democratici, rappresentati da organizzazioni governative sovranazionali (Nazioni Unite, Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale, G8, Nato), nonché all’influenza sensibile esercitata sulle politiche nazionali dai cosiddetti “regimi internazionali”, come le agenzie di valutazione Moody’s e Standard and Poor’s. Mentre gli Stati nazionali si indeboliscono, occorre individuare strategie per un’azione globale collettiva.

Si è parlato della necessità di individuare forme di governance, in grado di restituire alla politica la guida delle nostre società. In cosa consiste questa strategia?
Certamente si tratta di una necessità urgente. L’esigenza di un’azione globale mostra la sua rilevanza drammatica quando si considerano le due conseguenze più preoccupanti dell’andamento anarchico dell’economia mondiale, tipico di un capitalismo e di un mercato senza regole: la disuguaglianza, crescente tra le fasce più povere e quelle più ricche, e il deterioramento della situazione ambientale. Per superare questa difficoltà bisogna lavorare per costruire una governance globale multilaterale e multilivello, diffondendo autorità politica al di sopra del livello dello Stato-nazione (sviluppo di unioni sovranazionali come l’Unione Europea, e di un sistema Nazioni Unite riformato) e al di sotto dello Stato-nazione, attraverso la diffusione di comunità autonome che acquisiscano potere secondo il principio di sussidiarietà. A questo deve accompagnarsi una trasformazione culturale su scala planetaria, caratterizzata dalla diffusione della cultura dei diritti umani e della consapevolezza di un destino condiviso.

Sembra porsi il problema della ridefinizione del concetto di democrazia. La nostra è una democrazia incompiuta?
E’ innegabile che nei nostri paesi siano in corso processi degenerativi della democrazia, dovuti al prevalere di oligarchie, di populismo, alle carenze delle istituzioni mediatrici tra demos e potere, alla oggettiva complessità dei problemi. Proprio i problemi a livello planetario, insieme a quelli che si pongono nell’economia e nella società della conoscenza, mostrano la necessità di una democrazia non meramente formale, ma sostanziale, volta al raggiungimento di un progetto condiviso di Bene Comune. Il Bene comune è il complesso di condizioni che consentono la crescita, materiale e spirituale delle persone e dei gruppi. Il Bene Comune è per la persona, che è individuo “in relazione”, con l’altro e con la Trascendenza, e dunque è un bene relazionale, che si gode insieme e si costruisce insieme. Senza un progetto condiviso di Bene Comune le nostre società incontrano difficoltà crescenti, anche sui piani più puramente operativi.

Anno III n.5, settembre/ottobre 2005


© copyright Associazione Centro Culturale Leone XIII, Perugia 2004