LA LEGGE SULLA PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA E
I QUESITI REFERENDARI

Vi proponiamo in esclusiva un'intervista a Carlo Casini
, presidente del Movimento per la Vita riguardo ai temi che interesseranno l'imminente referendum riguardanti la legge sulla procreazione medicalmente assistita.


ETICA E BIOTECNOLOGIA

LA LEGGE SULLA PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA E
I QUESITI REFERENDARI


Colloquio con CARLO CASINI, Presidente del Movimento per la vita

di RICCARDO LIGUORI


Sull’ampio ed appassionato dibattito in tutto il Paese attorto alla legge 40/2004, riguardante la procreazione medicalmente assistita, e al referendum che vuole abrogare alcune parti di essa, la redazione del Gr di «Umbria Radio» (l’emittente diocesana di Perugia a diffusione regionale) ha dedicato un suo speciale, intervistando l’on. Carlo Casini, presidente del Movimento italiano per la vita e membro del Comitato nazionale di Bioetica.

On. Casini, è vero che la legge 40/2004 mette dei solidi paletti al far-west della procreazione artificiale?
Verissimo! Ma bisogna aggiungere che si tratta di paletti molto importanti, perché non si tratta di paletti periferici, che ci consentono di tracciare una linea guida, un binario molto robusto nel cuore delle questioni. Se dovessi indicare con una frase semplice, comprensibile a tutti, il contenuto essenziale della legge 40, direi che essa dice: se proprio volete ricorrere alla fecondazione artificiale, almeno lasciate una possibilità di vita ad ogni figlio anche se concepito artificialmente e garantitegli un padre e una madre veri in ogni senso, certi, riconoscibili e riconosciuti. Quindi non si tratta soltanto di paletti che rispetti ... una certa norma di igiene, che non si riproduca un certo numero di embrioni, che poi vengono buttati via. Si tratta di voler scegliere una logica, che se proprio vuoi ricorrere all’artificio, non uccidere nessuno e dai dei genitori veri e riconosciuti.

E’ certamente una legge dai forti contenuti valoriali, non ambigui, che comunque non possono essere condivisi da tutti. Ci può spiegare perché questa legge è stata bollata, ovviamente da chi ha tutto l’interesse, una legge cattolica?
Una legge cattolica non lo è, perché il pensiero cattolico in materia di procreazione artificiale è quello definito dall’istruzione pastorale Donum Vitae e dall’enciclica di Giovanni Paolo II Evangelium Vitae. Questi due documenti, nei confronti della fecondazione artificiale, hanno una riserva generale che vale per qualunque forma di procreazione artificiale. Alla procreazione umana è collegato un misterioso significato, che è quello voluto da Dio: la vera creazione , la creazione in atto, è l’inizio della vita umana, è l’inizio del mondo e Dio ha voluto che questo inizio fosse concausato altre che dalla sua volontà, dalla sua parola d’amore, da un gesto d’amore di particolarissima intimità dell’uomo e della donna. Che poi essi sporchino spesso questo gesto non cambia il significato stesso del gesto. Per cui trasformare il concepimento in una prova di laboratorio, con tutti i rischi che ne derivano, la Chiesa ritiene che non sia giusto. Inoltre, vi è una perdita notevole di embrioni anche quando tutti vengono trasferiti nell’utero e quindi vi è una morte in agguato anche quando si fa di tutto per non disperderli. Queste sono le riserve per cui una legge cattolica avrebbe dovuto dire: la fecondazione artificiale non si fa. E’ però una legge che pur avendo dovuto accettare il dato di fatto di una cultura che consente queste pratiche, stabilisce almeno una barriera insuperabile della difesa della vita nascente e del valore del padre e della madre.

Chi è contro la legge 40 usa principalmente due “messaggi-slogan”, se così possono essere definiti: il primo, è una legge retrograda perché frena la ricerca scientifica; il secondo, è una legge che può essere raggirata recandosi all’estero, quindi che favorisce il cosiddetto “turismo procreativo”.
Queste sono due obiezioni che mi fanno sorridere. Quella del turismo procreativo, le faccio un esempio concreto: in Germania c’è una legge molto simile a questa italiana ed è del 1990. In Italia fino al 2004 c’era il far-west, ma non risulta che i tedeschi siano venuti da noi a fare fecondazione artificiale, semmai venivano a Rimini al mare... D’altra parte i dati ufficiali forniti dalla Società per la lotta contro la sterilità e la fecondazione artificiale dicono che c’è stata una riduzione delle donne che si sono rivolte ai centri italiani nel primo periodo di applicazione di questa legge, ma è una riduzione minima del 3%, quasi insignificante, lo dice la stessa Società. In fine c’è la cosa più importante da dire in materia di turismo, basti pensare a quello sessuale: la gente va a Cuba, in Thailandia e in altri Paesi del terzo mondo per avere innominabili rapporti sessuali con bambini. Non è una buona ragione per permetterlo anche in Italia. Prendiamo le norme sul lavoro: da noi il lavoro costa moltissimo per le assicurazioni sugli infortuni, i contributi previdenziali e fiscali... e allora le imprese italiane si trasferiscono in India... Non è una buona ragione per dire in Italia abroghiamo le norme sugli infortuni, sulle imposizioni fiscali, sulla assistenza sociale. Quella del freno alla ricerca scientifica è un’altra cosa ridicola, perché la scienza deve avere dei limiti. Basti pensare alla bomba atomica inventata dagli scienziati, mica dal Vaticano! Molto meglio sarebbe stato non inventarla. Quindi, la scienza è vera scienza quando serve l’uomo. Non a caso il Comitato che vuol difendere la legge si è chiamato “Scienza e vita”. Le faccio notare che già sul piano scientifico questa legge sta producendo effetti positivi. Per esempio, siccome non si possono congelare gli embrioni è già ripresa la ricerca, anche con risultati positivi, per congelare gli ovociti come si congelano gli spermatozoi e la loro distruzione non desta interesse etico. Anche la ricerca sulle cause della sterilità era stata abbandonata, perché c’era la fecondazione artificiale, adesso inizia di nuovo a svilupparsi. Come anche le stimolazioni ovariche massicce, delle quali non c’è più bisogno e questo porta ad un beneficio per la donna e alla generazione di ovociti migliori dal punto di vista della fecondabilità rispetto a quelli che vengono prodotti in batteria, come i polli. L’obiezione alla scienza è una cosa ridicola. Dicono anche che dall’embrione si possono ricavare cellule staminali, ma è certo che finora al mondo nessuno ha potuto guarire una malattia con le cellule staminali embrionali, mentre con quelle adulte già si guariscono diverse malattie.

Secondo la sua esperienza, quale sarà il comportamento della società civile di fronte al referendum sulla legge 40? La situazione attuale è diversa o può essere equiparata a quelle del ‘74 e del ’78? C’è chi auspica un “non c’è due senza tre”, perché i cattolici sono sempre stati minoranza nel Paese soprattutto su questi temi.
Dire che non ci sono dei timori di una terza sconfitta sarebbe una bugia. Questi timori ci sono, però la situazione è diversa sia per quanto riguarda l’aborto sia per quanto riguarda il divorzio. Ci sono due leggi che non ci piacevano e che quindi bisognava tentare di abbattere. Oggi, viceversa, la situazione è rovesciata, perché c’è una legge che va difesa. Quindi noi siamo in posizione diversa dalle due precedenti. Questo crea un panorama completamente diverso. D’altra parte noi abbiamo scelto la strategia del non voto, perché riteniamo che sia una strategia che abbia possibilità di successo e che esprime un voto alto di comportamento, cioè non si tratta di un disinteresse, al contrario si tratta di dire con i fatti un no più forte sia all’abrogazione della legge sia a questo uso sconsiderato del referendum. Non bisogna dimenticare che questa legge è stata discussa in Parlamento per dieci anni, che è una legge che ha dovuto risolvere nodi scientifici di vario genere, che è stata preceduta da audizioni di molti esperti. E’ difficile immaginare che con un colpo di spugna il popolo è in grado di ripercorrere questa strada compiuta dal Parlamento. La democrazia non è soltanto il voto, la maggioranza e la minoranza, ma è anche il principio di eguaglianza di tutti gli esseri umani. Questa legge riconosce l’eguaglianza fra il nato e il non ancora nato, fra il bambino concepito in provetta e il bambino concepito naturalmente. Abolire questo principio di eguaglianza significa offendere la democrazia. Quindi, ricorrere ad un istituto come il quorum, cioè che non vanno a votare più del 50% degli elettori, come è prescritto dalla Costituzione, che è uno strumento della democrazia formale per difendere la democrazia sostanziale, mi pare una cosa addirittura doverosa.

Non le sembra che il mondo cattolico impegnato è lasciato un po’ solo a difendere questa legge? Le stesse gerarchie ecclesiastiche non vogliono che si arrivi ad uno scontro tra mondo cattolico e mondo laico, come avvenne negli anni ’70.
Anch’io sono molto desideroso che questo scontro non ci sia. Ma lo scontro c’è, perché si è cercato un muro artificioso che consiste nell’affermare che il valore della vita e il valore della famiglia sono valori di sacrestia, cioè valori che riguardano solo il mondo cattolico. E invece non è così, come dimostra tutta la storia e come dimostra la cultura moderna. C’è un concetto nobile di laicità, che non è quello di attaccare sempre la Chiesa e di essere uomini e donne nel dubbio che non hanno nessuna verità. No, c’è un concetto solido e nobile di laicità, che è quello che dice: abbiamo la ragione che è uno strumento comune, utilizziamo la ragione anche se non abbiamo la fede; la fede può illuminare di più, ma comunque prima ci vuole la ragione. E quale è il valore comune anche se dubitiamo di tutti? La dignità umana: tutti gli esseri umani sono uguali. Quindi l’uomo come fine, la ragione come mezzo, è il contenuto essenziale della laicità. Allora noi siamo laici, e non invochiamo la rivelazione cristiana per difendere la vita, noi invochiamo la ragione per difendere l’uomo. E’ stato creato un moro che va abbattuto. Se noi in questa campagna referendaria riusciremo ad abbattere questo muro, a dialogare tra credenti e non credenti, tra laici e cattolici, avremo attenuto un grande risultato e avremo trasformato una difficoltà in una opportunità. Del resto nel Comitato “Scienza e vita” ci sono anche molti non credenti, cosiddetti laici. Questo dialogo è già cominciato.

Anno III n.1, gennaio/febbraio 2005


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