
SAN PROSPERO
PERLA SEGRETA DI PERUGIA
Presentiamo
in questa rubrica un volumetto con il quale vi suggeriamo di
ripercorre le vie della memoria e della nostra tradizione.
Memoria e tradizione che vivono anche nelle pietre, negli
angoli delle nostre strade e delle nostre grandi città. Così
conviviamo con una vita antica e impastiamo la nostra con
una storia che ci appartiene e che viene da lontano. E
accade che proprio nella dimensione della fede poi certe
pietre diventano addirittura una testimonianza e se ne
faccia dono a tutti. Così accade che in questi mesi i Padri
salesiani di don Bosco di Perugia, presenza di cui siamo
orgogliosi, carisma giovanile dello Spirito, cura della
ricchezza della vita che cresce, hanno ridonato alla nostra
città piena di memoria la Basilichetta di san Prospero che
si trova nel loro istituto. E di pari passo hanno fondato un
centro di incontro, dialogo e cultura che sarà un vanto di
sicuro della casa salesiana e della nostra comunità.
A suggellare il dono è arrivata una pubblicazione
interessantissima e che vi segnaliamo. Un agile e svelto
volumetto, illustrato a colori, che è la storia di un Santo
e di una “basilichetta” antichissima, restaurata e
restituita al culto per opera dei Salesiani e degli ex
allievi, sita all’inizio della via omonima, in forte
pendenza, ricca di uno splendido ciborio del sec. VIII.
Questo libro è frutto dell’accurata ed ampia ricerca di Don
Pietro Diletti, attuale Direttore dell’Istituto Salesiano
“don Bosco” di Perugia. Storia e arte si fondono in un tutt’uno
per arrivare alla identificazione, per quanto possibile, del
Santo dei primi secoli d.C. La cosa potrebbe apparire
semplice se non fosse che di San Prospero, nel periodo che
va dal IV al VI secolo, ce ne sono ben quattro e ciascuno
con forti ragioni per poter rivendicare il culto
attribuitogli nell’antica chiesetta, risalente, almeno nel
suo nucleo principale, anch’essa, come il ciborio, all’VIII
secolo.
L’abilità dell’autore sta nel muoversi con disinvoltura nel
giallo dei quattro “San Prospero”( san Prospero vescovo di
Reggio Emilia, san Prospero vescovo di Como, san Prospero di
Aquitania in Francia, san Prospero di Tarragona e poi di
Camogli)), con padronanza, ironia e umorismo e arrivare
diritto alla identificazione, attraverso testi e riferimenti
manovrati con maestria e logicità, del vero Santo a cui è
dedicata la basilichetta.
La conclusione è che il Santo cui si fa riferimento è il
vescovo di Reggio Emilia, la cui devozione, proprio nell’VIII
secolo si diffuse in tutta la “VII Regio” di cui faceva
parte Perugia. L’autore attraverso uno studio appassionato
dimostra che gli altri “san Prospero” non hanno diritto di
cittadinanza. Che si tratti di un Santo Vescovo è chiaro
perché viene raffigurato con le vesti pontificali e con la
mitria. San Prospero di Aquitania, invece, era laico ed era
sposato tanto che dedica alla moglie un simpatico carme in
centoventidue versi. Che non sia mai diventato vescovo si
deduce dal fatto che né lo stesso Prospero, négli autori più
antichi che hanno avuto occasione di parlare di lui, fanno
la benché minima allusione alla sua dignità episcopale. Ma
l’autore non si accontenta e va alla ricerca di qualche
altro documento e con la ricerca approda alla basilica di
San Clemente a Roma dove si trova un affresco ben conservato
del IX secolo che raffigura san Prospero di Aquitania come
un semplice chierico, o molto probabilmente, come un monaco
laico. Così, con argomenti convincenti l’autore esclude gli
altri due “san Prospero” dalla gara. Il giallo è chiarito
così dall’autore. Il vescovo di Reggio Emilia era molto
amato dai suoi ma non aveva lasciato scritti di un certo
valore. Allora “per ovviare alla mancanza di scritti del
santo vescovo, si diede a san Prospero di Reggio un’origine
aquitanica e fondendo la dottrina di Prospero di Aquitania (
che non fu vescovo), con la santità del vescovo di Reggio
Emilia, si giunse ad un Prospero d’Aquitania, vescovo di
Reggio Emilia e Dottore, come si può vedere nello stesso
martirologia romano al 25 giugno”.
L’autore affronta poi la storia della chiesetta suburbana,
sorta nell’VIII secolo o forse alla fine dell’XI secolo, su
di un tempio etrusco o romano- passata nei secoli da
parrocchia a fienile, pur racchiudendo rare e preziose opere
d’arte, sia architettoniche che pittoriche.
Infine, come sottolinea il prof. Mollo che ne ha fatto la
presentazione, “corredata da una dettagliata e affascinante
documentazione fotografica- racconta l’arte racchiusa nella
basilichetta, dal bellissimo ciborio alle teorie pittoriche
dei profeti, degli apostoli e dei santi, sino ad una
annunciazione, alla figura di Abramo con i giusti nel suo
seno e alla più antica immagine del Patrono di Perugia,
sant’Ercolano vescovo e martire”. Si tratta delle prime
pitture firmate (P. Bonamicus) e datate (1225) dell’Umbria.
Ciò che racchiude San Prospero è un vero tesoro, fatto dai
delicati simboli del ciborio ( quali i pavoni, gli specchi,
le colombe) dalle raffigurazioni delle figure bibliche,
simbolicamente significative per le nostre convinzioni
religiose.
Si tratta di un lavoro che fa giustizia di un capolavoro che
fino a qualche anno fa non compariva nemmeno su alcune guide
della città e mette in evidenza quella “bellezza che salverà
il mondo”, fatta di estetica, di preghiera e di energia
spirituale che promana da questa chiesetta.
Marco Moschini
Anno III n.3, maggio/giugno 2005